In risposta all'articolo di Anna Maria Cossiga, Il jihadismo e la Ragione, pubblicato da Limes online (Maurizio Melani)

16.01.2015 12:52

Concordo pienamente con quanto scritto da Anna Maria Cossiga su Limes in merito al difficile tema della risposta della ragione al jihadismo e aggiungo alcune considerazioni.
L'esecrazione degli eccidi compiuti a Parigi e' sacrosanta e indispensabile, cosi come lo e' la piena solidarieta' con le vittime: quelle che il tragico evento ha reso simbolo della liberta' di espressione che e' al cuore dei valori occidentali, quelle mostruosamente uccise per la sola ragione di essere ebrei, come soltanto alcuni decenni fa accadeva in modo sistematico in tante parti dell'Europa, e quelle di diverse religioni e origini uccise mentre compivano il loro dovere di servitori dello stato, difensori della legalita' repubblicana e dell'incolumita' dei cittadini.
Ammirevole e non sorprendente e' stata la reazione della grandissima maggioranza del popolo francese, plurale, multiculturale e multireligioso, espressa dai milioni di cittadini mobilitatisi spontaneamente nelle strade e nelle piazze nel nome dei principi di liberta', uguaglianza e fraternita' che, riprendendo e ristimolando quanto gia' annunciato dal messaggio cristiano, costituiscono l'essenza della nostra identita'.
Da quelle strade e da quelle piazze e' uscito il rifiuto dell'obiettivo che si ponevano gli assassini: lo scontro tra religioni e identita' contrapposte.
In Europa e in Italia non mancano coloro che sono pronti a fare irresponsabilmente il gioco degli assassini predicando xenofobia e islamofobia, ostacolando l'integrazione con l'esasperazione di cio' che divide e auspicando limitazioni alla liberta' religiosa e di culto delle comunita' islamiche.
Essi invocano la stessa guerra che gli assassini e i loro mandanti non riescono fortunatamente a scatenare. Sono minoritari ma cercano di cavalcare il disagio provocato da una prolungata crisi economica e sociale e di alimentare e sfruttare le paure.
E poi vi sono coloro che sull'onda delle emozioni, della giusta indignazione ed anche di legittime considerazioni commerciali amplificano, in nome della liberta' di satira, espressioni offensive delle religioni e della dignita' di chi le professa. Anch'essi finiscono con il fare il gioco degli assassini. Come ha sottolineato Papa Francesco, i sentimenti religiosi non si offendono e se lo si fa non si possono non attendere reazioni ostili.
E' vero, vi e' una guerra in corso. Ma non si tratta di una guerra tra l'Islam, o una sua parte, e la civilta' occidentale e cristiana. E' soprattutto una guerra per gli equilibri di potere nel Medio Oriente ed oltre, nella quale la religione e' strumentalizzata dai soggetti mediorientali che la combattono: l'Arabia Saudita, l'Iran e la Turchia con i rispettivi alleati e, sul terreno, milizie e movimenti integralisti in contrasto tra loro che hanno le loro agende, usati o tollerati dagli attori principali che a loro volta essi usano per i loro obiettivi. Come nelle cosiddette guerre di religione europee del XVII secolo, nelle quali per gli equilibri di potere continentali il cattolico Cardinale Richelieu era alleato dei principi protestanti tedeschi contro il cattolico Imperatore asburgico alleato dell'anglicano Re d'Inghilterra e assediato dal Sultano ottomano a sua volta alleato della Francia cattolica che massacrava i protestanti ugonotti. In queste guerre milioni di europei venivano sterminati nel nome della religione ma per poste in gioco di ben altro tipo.
Oggi, nella guerra in corso nel Medio Oriente, centinaia di migliaia di musulmani sunniti e sciiti, di cristiani, di appartenenti ad altre fedi e di agnostici sono sterminati nel nome della religione. Gli occidentali vi sono coinvolti in vari modi. Vi sono presenti con forze aree, forze speciali e addestratori per contrastare i jihadisti che massacrano curdi, cristiani, yazidi, sciiti e sunniti. Ma vi sono coinvolti anche attraverso il reclutamento che i jihadisti effettuano di piccolissime minoranze nelle grandi diaspore musulmane in Europa, spesso oggetto di emarginazione e di disagio accentuati dalla crisi economica. Sono reclutati per combattere in Mesopotamia e per compiere azioni terroristiche soprattutto nei paesi piu impegnati militarmente nella lotta al jihadismo.
La nostra risposta deve essere articolata e attenta ad individuare bene l'obiettivo evitando i molti errori fatti negli ultimi anni.
Occorre certamente rafforzare in modo coordinato al livello europeo la sicurezza, la vigilanza, l'intelligence, la prevenzione e la repressione, ma senza rinunciare alle nostre liberta' e ai nostri principi, rispettando lo stato di diritto e combattendo le pulsioni razziste, islamofobe e antisemite. Occorre poi aiutare, anche con mezzi militari, coloro che nel Medio Oriente e altrove resistono al jihadismo e agli orrori delle sue persecuzioni. Ma nel farlo dobbiamo essere bene attenti ad isolare i veri nemici e a non colpire, come tante volte e' stato fatto, le popolazioni civili. Sappiamo quanto i cosiddetti danni collaterali e peggio ancora le punizioni collettive e indiscriminate alimentino l'ostilita' contro l'Occidente.
Occorre inoltre intensificare gli sforzi per migliorare l'integrazione sotto tutti gli aspetti delle popolazioni di origine musulmana nei nostri paesi, nel rispetto delle diversita' culturali e religiose ma anche dei nostri irrinunciabili principi di liberta' individuale e di parita' di genere, diffondendo la cultura della convivenza e dell'accoglienza e sapendo quanto questo processo potra' essere facilitato dal superamento della crisi economica che colpisce soprattutto le aree più povere e degradate dei nostri territori ed alimenta xenofobia e chiusure identitarie. Una revisione delle politiche recessive che hanno
in questi anni dominato in Europa e un rilancio della crescita economica e sociale sono essenziali anche a questo riguardo.
Occorre infine operare con decisione per il superamento dei conflitti e per la stabilizzazione nell'area mediorientale, favorendo equilibri che attraverso la cooperazione e il reciproco riconoscimento delle diverse esigenze di stati e popoli riportino la pace nella regione. In questa azione dovremo anche essere in grado di esercitare le necessarie pressioni su nostri tradizionali alleati nella consapevolezza che la sicurezza loro e nostra nel lungo periodo dipendera' dalle capacita' che potranno essere dispiegate per dare a tutti liberta', giustizia e uscita dalla poverta' e dalla disperazione.
E' un percorso difficile e pieno di incognite, ma dal suo successo dipenderanno la nostra sicurezza e la nostra prosperita'.