Giudizio storico. Ma il made in Italy vola (quando emigra)
Scrive Roberto Mania su la Repubblica (9 febbraio 2014): Fa bene alle aziende italiane finire in mani straniere. Negli ultimi dieci anni le quasi 500 imprese tricolori acquistate dalle multinazionali estere hanno accresciuto l'occupazione, migliorato la produttività, aumentato il fatturato. Senza perdere l'identità nazionale del brand. Un esempio: Valentino oggi è di proprietà di un emiro del Qatar ma tutti continuano a pensare che sia un marchio italiano. E' una ricerca di Prometeia che smonta il luogo comune. E' diffusa, infatti, la percezione che ogni qualvolta un marchio storico del made in Italy passa di mano e acquista un'altra cittadinanza ci si trovi di fronte a una perdita di valore (e di posti di lavoro) per la nostra economia e a un interesse nazionale indebolito. E' vero il contrario. L'indagine di Prometeia ("L'impatto delle acquisizioni dall'estero sulla performance delle imprese italiane") realizzata per l'Ice, dice che dalla fine degli anni Novanta fino ad ora le imprese acquistate da gruppi stranieri hanno ottenuto performance positive: il fatturato è cresciuto del 2,8 per cento l'anno; l'occupazione del 2 per cento; la produttività dell'1,4 per cento. "Divenute parte di gruppi multinazionali - si legge nel report - le imprese non solo sono cresciute sul fronte delle vendite, per esempio servendo nuovi mercati, o più produttive, adottando migliori sistemi di organizzazioni del lavoro. Soprattutto il passaggio al controllo estero non ha affatto penalizzato la dimensione occupazionale. Al contrario nuovi capitali e guadagni di quota di mercato hanno consentito di aumentare il numero di lavoratori impiegati e quindi migliorato il rapporto dell'impresa con il suo territorio di riferimento". (...)