News by Misna
- Sud Sudan. TRA SOSPETTI E RITARDI, LA PACE ‘ARENATA’ AD ADDIS ABEBA. È partita dall’aeroporto di Juba, con destinazione Addis Abeba, la delegazione governativa incaricata di partecipare ai colloqui di pace nella capitale etiopica: lo riferisce oggi l’emittente Radio Tamazuj sottolineando tuttavia che il fatto, di per sé positivo, non indica con certezza la ripresa del dialogo tra le parti in lotta. La nuova sessione di incontri, attesa per la scorsa settimana, si è scontrata con il rifiuto del governo di Juba di riconoscere la presenza degli ex detenuti politici dell’Splm – incarcerati in seguito al presunto golpe del 15 dicembre e rilasciati in seguito agli accordi di gennaio – vicini all’ex presidente Riek Machar. Questi, noti come ‘il gruppo dei 7’ o G7, includono l’ex consigliere Deng Alor e l’ex ministro della Giustizia John Luk. A spiegare quello che agita gli animi a Juba e complica le sorti del difficile negoziato, è anche un’analisi dalla rivista The East African secondo cui nella capitale sud sudanese cresce il sospetto che la road-map sostenuta dai mediatori internazionali possa limitare seriamente i poteri del presidente Sava Kiir Mayardit. Per questo la iniziale richiesta della ‘troika’ – Stati Uniti, Gran Bretagna e Norvegia – relativa alla creazione di un governo ad interim, da cui fossero esclusi sia il presidente che il suo ex vice protagonisti della crisi, è stata sostituita con un piano più favorevole all’attuale esecutivo, che prevede la permanenza di Kiir al potere, ma con l’avvio di un programma di riforme. Tra queste, profonde modifiche all’interno del partito Splm di maggioranza, una revisione della Costituzione e un calendario stringente in vista delle elezioni politiche del 2015. Secondo il ‘dietro le quinte’, a provocare la battuta d’arresto nel negoziato a cui si assiste nelle ultime settimane sarebbero state anche le pressioni, da parte di diversi alleati occidentali, perché il governo rilasci gli altri quattro detenuti politici ancora incarcerati e agevoli il ritiro delle truppe ugandesi dispiegate nel paese, a sostegno del presidente Kiir e del suo governo. Una richiesta, quest’ultima, che unitamente alla scoperta di alcuni carichi di armi a bordo di convogli Onu in aree ribelli, sta agitando i campanelli d’allarme a Juba su un presunto ‘doppiogiochismo’ di alcune potenze occidentali.
- Burundi. PARLAMENTO RESPINGE REVISIONE COSTITUZIONE. In seconda votazione il parlamento ha respinto il progetto di revisione della Costituzione, presentato dal governo per consentire al presidente Pierre Nkurunziza di candidarsi alle elezioni del 2015. Lo hanno riferito fonti di stampa locale e internazionale, precisando che al partito al potere, Cndd-Fdd, maggioritario all’Assemblea nazionale, è mancato un solo voto per far varare le modifiche alla legge fondamentale. “Il sì ha ottenuto 84 voti. Per approvare la revisione ne servivano 85 (i quattro quinti dei 106 deputati, ndr) quindi il progetto è respinto” ha dichiarato a fine seduta il presidente del parlamento Pie Ntavyohanyuma. Il voto, che si è tenuto per alzata di mano, è stato boicottato dai parlamentari del Frodebu Nyakuri e dell’Uprona (tutsi), all’opposizione. Il progetto è tornato sul tavolo del governo che, per legge, non potrà ripresentarlo all’emiciclo prima di un anno. “L’esito della votazione è stato accolto con un sospiro di sollievo dai partiti di opposizione ma anche da società civile, capi religiosi e partner internazionali apertamente contrari alla revisione” dice alla MISNA Léandre Sikuyavuga, vice presidente dell’Osservatorio della stampa burundese. La bocciatura da parte del parlamento – che mette fine ad un iter istituzionale cominciato lo scorso anno – “rappresenta un passo molto importante e un buon segnale sullo stato di salute dalla democrazia in Burundi – prosegue l’interlocutore – dove i deputati hanno dato prova di responsabilità mentre la popolazione è sempre più consapevole della posta in gioco”. A questo punto sulla carta l’unica via percorribile è quella del referendum popolare per far approvare la revisione della Costituzione. “Uno scenario remoto visto che per convocare il referendum serve il consenso del parlamento, sul quale Nkurunziza non può fare pieno affidamento – conclude Sikuyavuga –. E poi servono finanziamenti pubblici che non ci sono. Le case dello Stato non hanno tale disponibilità, anche perché la priorità è l’organizzazione delle presidenziali in agenda per il prossimo anno”. Tuttavia ad appesantire il clima socio-politico nel paese dei Grandi Laghi sono le sentenze emesse venerdì scorso dal tribunale di Bujumbura che ha condannato all’ergastolo 21 militanti del partito di opposizione del Movimento per la solidarietà e lo sviluppo (Msd, opposizione), riconosciuti colpevoli di “ribellione” e “insurrezione armata” nei disordini dell’8 marzo. “E’ una sentenza che ha sconvolto l’opinione pubblica locale e la comunità internazionale. Non c’è stato alcun morto, quindi si tratta di un verdetto chiaramente politico. Un monito a qualunque forza di opposizione e contestazione che rischia di portare a forti restrizioni della libertà di raduno ed espressione” temono fonti della società civile burundese contattate a Bujumbura, esprimendo preoccupazione “per una possibile radicalizzazione delle tensioni socio-politiche” e per “le tante incognite sul futuro”.
- AEREO SCOMPARSO: MALESIA CONFERMA INABISSAMENTO. Il premier malese Najib Razak ha comunicato questo pomeriggio alla stampa internazionale raccolta nelle capitale Kuala Lumpur che con certezza il volo MH 370 si è inabissato nell’Oceano Indiano, a migliaia di chilometri a sud dal punto in cui aveva cessato le comunicazioni abituali con i centri di controllo. I dati rielaborati da Immarsat, l’azienda che fornisce i servizi di comunicazioni satellitare, in base a una tecnica sperimentata in questa occasione hanno confermato la rotta del Boeing 777-200 con 227 passeggeri e 12 membri di equipaggio e la sua scomparsa. Un epilogo avvenuto nell’area da giorni al centro delle ricerche di un imponente impegno internazionale coordinato per quest’area remota a 2500 chilometri a Sud-Est dalle coste australiane, proprio dalle autorità della sicurezza marittima di Canberra. Causa possibile della fine del volo l’esaurimento di carburante dopo almeno sei ore di volo verso un’area di oceano aperto, priva di alcuna possibilità di atterraggio. Sulle ragioni proseguiranno le indagini avviate a tutto campo per quella che non solo è una della peggiori sciagure dell’aeronautica, ma che è senza alcun dubbio la più enigmatica per ragioni e modalità. Poco prima della comunicazione del premier malese, i responsabili della Malaysian Airlines avevano avvertito le famiglie di quanti erano a bordo, mettendo fine all’incertezza delle famiglie, ma anche alla speranza che comunque era sempre stata presente, di un atterraggio in qualche località remota o di un ammaraggio. Il ripetersi degli avvistamenti, da ieri anche diretti dagli aerei, di oggetti di varie dimensioni potenzialmente riferibili al volo scomparso, in aree sempre più delimitate, hanno accresciuto enormemente la possibilità di un recupero da parte delle navi che stanno convergendo sull’area previsto già nelle prossime ore. Le incertezze, i ritardi, le inspiegabili mancanze di autorità civili e militari in contrasto con gli impegni formali espressi saranno al centro di analisi e accertamenti di responsabilità nelle prossime settimane, ma insieme alle valutazioni che l’esperienza della più vasta operazione di ricerca della storia dell’aeronautica fornirà in termini di coordinamento e strumenti, di certezze e di superamento di interessi politici e nazionali.