News by Misna
- India. SVENTATA UN’AZIONE TERRORISTICA, ARRESTATO LEADER ISLAMISTA. Un duro colpo per il terrorismo islamista e un bonus inaspettato per il governo in carica verso le elezioni del 7 aprile. L’arresto ieri di uno dei più pericolosi ricercati del gruppo fuorilegge Mujahideen dell’India, ritenuto responsabile di alcuni tra i più micidiali attacchi nella storia recente del paese è dovuto proprio al rafforzamento della sicurezza in vista del voto e probabilmente l’intervento delle forze di sicurezza ha evitato una nuova iniziativa terroristica del movimento. Insieme a Ziaur Rehman, di cittadinanza pachistana, meglio conosciuto come Waqas, sono stati arrestati altri tra islamisti. “Con l’aiuto dei suoi compagni, Waqas stava pianificando un evento terroristico – ha fatto sapere il commissario capo della polizia S. N. Srivastava durante una conferenza stampa nella capitale – e con il suo arresto abbiamo sventato uno spettacolare atto dimostrativo”. A contribuire all’arresto sono state le informazioni fornite da Yasin Bhatkal, uno dei fondatori dei Mujahideee dell’India, catturato nell’agosto 2013 e sotto processo con diversi capi d’imputazione. Tra le azioni terroristiche attribuite al 24enne Waqas, vi è anche la catena di esplosioni che il 13 luglio 2011 fece 21 morti nella capitale economica del paese, Mumbai. Le ricerche successive all’arresto hanno portato alla coperta nel suo covo di detonatori, circuiti elettronici, temporizzatori ed esplosivi in quantità. Il gruppo Mujahideen dell’India è attivo dal 2007 e, nonostante abbia rivendicato in proprio diverse azioni terroristiche, è ritenuto riferimento per altre organizzazioni militanti e di avere rapporti con le due organizzazioni del terrorismo islamico più temute dalla sicurezza indiana, Lashkar-e-Taiba and Jaish-e-Mohammed, originarie del Pakistan ma attive anche oltrefrontiera, in Kashmir e in aree più lontane dell’India.
- Kenya. ATTACCO AD UNA CHIESA A SUD DI MOMBASA, IL RACCONTO DI UN MISSIONARIO. “Erano da poco passate le nove del mattino quando abbiamo sentito i primi spari. Poi le urla e tanta gente che scappava dappertutto. La nostra comunità è sotto shock”: lo ha raccontato alla MISNA padre Joseph Waithaka, missionario della Consolata a Likoni, sud di Mombasa, teatro ieri di un attacco armato ad una chiesa evangelica. L’assalto, condotto da uomini armati durante la messa domenicale ha causato vittime e feriti tra i fedeli in preghiera. “Le ultime informazioni circolate riferiscono di cinque morti e una ventina di feriti” riferisce ancora l’interlocutore, la cui missione dista appena 200 metri dal luogo della sparatoria. “Questo è un piccolo centro alle porte di una grande città, ma qui la gente vive in pace, anche se negli ultimi anni le tensioni – alimentate dalla polemica seguita all’intervento del Kenya nella vicina Somalia – non sono mancate”. Il Kenya è nel mirino dei gruppi estremisti islamici, primo fra tutti Al Shabaab, da quando, nell’ottobre 2011, è intervenuto militarmente nel sud della Somalia per sostenere il governo di Mogadiscio contro gli insorti. “Anche se l’attacco non è stato rivendicato, gli indici sono puntati su Al Shabaab, e comunque i testimoni riferiscono che i ragazzi che hanno compiuto il massacro erano somali” dice ancora il religioso. Immediata la condanna del gesto “terroristico” da parte delle istituzioni e delle autorità religiose cristiane musulmane. “Ancora una volta ci troviamo a dover sottolineare che l’Islam è una religione di dialogo e di tolleranza – hanno dichiarato in un comunicato i responsabili della comunità musulmana – e non ha niente a che vedere con atti di odio nei confronti dei nostri fratelli”.
- Egitto. OLTRE 500 FRATELLI MUSULMANI CONDANNATI A MORTE. Un tribunale dell’alto Egitto ha condannato a morte 529 sostenitori dei Fratelli Musulmani accusati di aver ucciso un poliziotto e di aver attaccato un commissariato a Matay, nella regione di Minya. I giudici di Minya hanno emesso la sentenza dopo due udienze in cui gli avvocati degli imputati alla sbarra hanno lamentato di non aver potuto depositare la strategia di difesa. Il tribunale – come previsto dalla legge egiziana in caso di condanna capitale – ha passato la sentenza al gran Mufti Shawqi Alaam perché la sottoscriva o la contesti. Il parere del Gran Mufti, comunque, è solo consultivo e le autorità giudiziarie possono rifiutarlo. Nell’aula erano presenti 150 accusati, mentre gli altri sono stati processati in contumacia. Sedici persone sono state assolte. I sostenitori della Fratellanza, che le nuove autorità egiziane hanno bandito e dichiarato fuorilegge, erano stati arrestati dopo una serie di manifestazioni sfociate in violenze, in seguito alla dura repressione operata dalle forze dell’ordine al Cairo dopo il rovesciamento dell’ex presidente islamista Mohammed Morsi, nel luglio scorso.
- Guinea. CONFERMATA EPIDEMIA DI EBOLA NEL SUD. Ha già provocato la morte di 59 persone, per lo più bambini, l’epidemia di Ebola nella regione Forestière, al sud del paese: il bilancio, che si aggrava di ora in ora, è stato diffuso dalle autorità sanitarie locali e da ong internazionali operative in Guinea. Dallo scorso 9 febbraio sono stati registrati 80 casi, ma negli ultimi giorni il numero dei contagi si è accelerato e il ceppo di febbre si è propagato da Guéckédou alle altre località meridionali di Macenta e Kissidougou. La causa dell’epidemia riscontrata al sud del paese è stata accertata dopo il prelievo di vari campioni su vittime e malati, analizzato in un laboratorio francese che ha identificato il virus di Ebola. Nelle ultime ore alcune fonti mediche internazionali, tra cui il Fondo Onu per l’infanzia (Unicef), hanno segnalato due morti sospette nella periferia di Conakry, facendo temere la propagazione dell’Ebola nella popolosa capitale, dove vivono due milioni di persone. “In un paese dove le infrastrutture sanitarie sono così carenti, una malattia come questa può avere un effetto devastante” ha avvertito Mohamed Ag Ayoya, rappresentante di Unicef nel paese dell’Africa occidentale. Sulla base di prime analisi, l’Ebola non sarebbe la causa della morte di due pazienti alle porte della capitale. Per misura di precauzione e per non diffondere la psicosi tra i residenti di Conakry, il ministero guineano della Sanità non si è ancora pronunciato ufficialmente. Nella regione Forestière, epicentro dell’epidemia, le autorità guineane e l’Unicef hanno già consegnato cinque tonnellate di medicinali e dispositivi di protezione degli operatori sanitari e per curare i malati. La sezione belga di Medici senza frontiere (Msf) – già intervenuta in scenari simili in Uganda, Gabon e Angola – ha predisposto una struttura sanitaria ad hoc di accoglienza e monitoraggio dei pazienti contagiati. Sul posto sono già al lavoro 24 medici, infermieri ed esperti dell’igiene. La patologia si manifesta con una grave febbre emorragica, diarrea e vomito; tutti sintomi potenzialmente riconducibili ad altre malattie diffuse nella zona quali colera e febbre gialla. L’indice di mortalità può raggiungere il 90% delle persone infette; attraverso il contatto diretto, in particolare durante i riti funebri, il contagio è molto rapido. Anche il consumo di carne di bestiame contagiato è fonte di contaminazione dei soggetti sani. Non esiste alcun trattamento specifico all’Ebola, virus manifestatosi per la prima volta nel 1976 nell’allora Zaire e che si ripresenta ciclicamente in diversi paesi dell’Africa centrale ed occidentale.
- Guatemala. LA CONFESSIONE DI PORTILLO, EX PRESIDENTE AMMETTE CORRUZIONE. Era una mattina del 2005 quando l’avvocato Karen Fischer uscì di casa per andare a ritirare la posta e dentro la sua cassetta trovò copie di assegni emessi dal governo di Taiwan a nome dell’ex presidente Alfonso Portillo (2000-2004). Solo ora Portillo ha finalmente confessato di fronte a un tribunale degli Stati Uniti essere stato corrotto per favorire gli interessi diplomatici di Taipei e il prossimo 23 giugno dal giudice Robert Patterson si saprà quanto dovrà restare in carcere. Nella sua confessione, l’ex presidente riferisce dettagliatamente come ricevette assegni per due milioni e mezzo di dollari – passati ufficialmente come “donazioni” – affinché facesse pressione con la sua influenza per ottenere il riconoscimento di Taiwan da parte della Repubblica del Guatemala. Le presunte donazioni, destinate originariamente all’acquisto di libri scolastici, erano state fatte specificatamente a nome di Portillo e non di un’istituzione, come da prassi comune. È ancora un mistero come Fischer, già procuratrice anti-corruzione proprio durante una parte del mandato di Portillo, abbia ricevuto i documenti, almeno stando alla diretta interessata. Dopo aver comprovato la validità degli assegni, Fischer aveva denunciato l’ex presidente, già riparato in Messico nel 2004, poi estradato in Guatemala nel 2008 e assolto nel 2011. Il passaggio del dossier alla Commissione internazionale contro l’impunità in Guatemala (Cicig) ha riaperto poi la vicenda, portando nuovamente nel 2012 alla cattura di Portillo, infine estradato negli Stati Uniti, che lo ricercavano per riciclaggio, l’anno successivo. Da reo confesso l’ex presidente ha dichiarato fra l’altro di aver tentato di riciclare i soldi giunti da Taiwan depositandoli dapprima in conti bancari statunitensi e poi europei a nome della sua prima moglie, suicidatasi nel 2010. La corte nordamericana ha accettato la deposizione di Portillo e, stando a fonti locali, la condanna suggerita è fra i 46 e i 71 mesi di carcere.
- Somalia. CAPI TRADIZIONALI UCCISI IN UN’IMBOSCATA. Sono stati uccisi a sangue freddo da un gruppo di uomini armati nei pressi di Burhakaba, otto capi tradizionali di ritorno dalla conferenza sul federalismo in corso in questi giorni a Baidoa. Lo riferisce l’emittente radiofonica Dalsan, aggiungendo che residenti della zona hanno riferito che gli assalitori sono membri di Al Shabaab, l’insurrezione armata di matrice islamista in armi contro ilo governo di Mogadiscio. Secondo quanto riferisce la stessa emittente, sette delle otto vittime sono state giustiziate sommariamente dai miliziani, mentre una ottava è stata ricoverata in condizioni critiche ed è morta poco dopo in ospedale. La notizia, diffusasi in queste ore sui media somali, ha provocato sconcerto e condanne presso l’opinione pubblica in un paese in cui i capi e gli anziani sono figure rispettate e riconosciute nell’ambito del sistema clanico tradizionale.
In un comunicato diffuso questa mattina, il primo ministro Abdiweli Sheikh ha condannato il gruppo per l’assassinio. “Al-Shabaab ha dimostrato ancora una volta i suoi veri colori uccidendo otto dei nostri anziani amati e rispettati – ha dichiarato il premier – Mentre rivendicano di essere musulmani, questi assassini mirano invece a distruggere la nostra religione, la cultura, il tessuto sociale delle nostre comunità e l’economia del paese”.