In giro per il mondo, agenzia Misna, 4 marzo 2013

04.03.2013 17:33

(Kenya) ALTA AFFLUENZA AL VOTO, VOCI DA ELDORET, MOMBASA E NAIROBI.

“La gente aspetta da ore in fila di poter votare. Per passare il tempo si beve te e si scambiano chiacchiere. Con gli uffici e le scuole chiuse sembra una domenica di festa”: così monsignor Cornelius Arap Korir vescovo di Eldoret, descrive alla MISNA l’atmosfera nella città nella Rift Valley, nel cuore del paese.

Cinque anni fa, dopo le elezioni del dicembre 2007 Eldoret fu uno degli epicentri, assieme a Naivasha e Mombasa, delle violenze postelettorali che tennero inscacco il Kenya per circa due mesi, causando oltre 1300 morti e centinaia di migliaia di sfollati.

“Ma oggi è diverso: il sole spende nel cielo e la gente ha pagato a caro prezzo quelle violenze” osserva il religioso che dice di non aspettarsi, questa volta, una deriva simile a quella dell’ultimo appuntamento con le urne. Una visione condivisa dal vescovo di Mombasa, monsignor Boniface Lele che alla MISNA sottolinea come, nonostante l’attacco avvenuto questa mattina contro una pattuglia della polizia, nella città costiera il clima è sereno.

“Le file davanti ai seggi sono lunghe fin dalle prime ore del giorno. La percentuale dei votanti sarà alta – dice il vescovo – segno che gli appelli al boicottaggio diffusi dal movimento secessionista Mombasa Republican Council (Mrc) non hanno colto nel segno. La provincia costiera, unica a maggioranza musulmana di tutto il Kenya, è al centro del messaggio diramato oggi dalla vicina Somalia dagli insorti Al Shabaab. “La vostra provincia è la più povera e meno sviluppata del paese. Vi hanno blandito per anni con false promesse e parole vuote che si ripetono sempre uguali ad ogni voto” recita un comunicato diffuso online sul loro sito.

Per garantire la sicurezza fino alla chiusura delle urne, prevista alle cinque del pomeriggio ora locale (le tre in Italia), sono stati dispiegati 99.000 poliziotti. A monitorare il voto e garantirne il corretto svolgimento invece, sono 23.000 gli osservatori sul terreno, compresi 2600 volontari internazionali.

“Non credo che riusciremo a ottenere i risultati prima di domani – dice padre Michael Niaji, missionario della Consolata raggiunto dalla MISNA nei pressi di Nairobi – poiché in molte zone la chiusura dei seggi è stata posticipata per colpa di ritardi e problemi procedurali. Inoltre pare che l’affluenza sia davvero alta e quindi c’è bisogno di più tempo per dare a tutti coloro che sono ancora in fila la possibilità di esprimere la propria preferenza”. Nella capitale, conferma il religioso “non sono riportati finora disordini e tutto procede secondo le previsioni. Adesso aspettiamo di vedere come saranno accolti i risultati”.

Circa 14 milioni di keniani si sono registrati per eleggere, oltre a un nuovo presidente della Repubblica, i membri del parlamento, i governatori e i membri delle assemblee municipali. Se nessuno degli otto contendenti alla guida del paese si sarà assicurato la maggioranza assoluta al primo turno, i primi due contendenti si sfideranno al ballottaggio.

BREVI DALL’AFRICA.

SOMALIA – Un tribunale somalo ha sentenziato la liberazione di una donna che aveva accusato le forze armate di stupro e, con l’accusa di falsa testimonianza, era stata incarcerata dalle autorità. I giudici hanno stabilito che non ci fossero prove sufficienti a suo carico. Il giornalista che aveva intervistato la donna sulla vicenda, invece, è tuttora in carcere. In sua difesa si sono mobilitate associazioni umanitarie e per i diritti civili.

MOZAMBICO – È tornata operativa la linea ferroviaria Sena, l’unica utilizzata per il trasporto dei materiali minerari e in particolare carbone da parte dei giganti dell’estrazione Vale e Rio Tinto. La linea, che collega la zona mineraria di Tete, nel nord, con la costa, era stata chiusa il 12 febbraio in seguito alle alluvioni che hanno colpito la zona.

UGANDA – È morto a Nairobi, in Kenya, dove si era recato per ricevere adeguate cure mediche Eriya Kategaya, vice primo ministro ugandese e ministro per gli Affari con l’Africa Orientale. Considerato vicino al presidente Yoweri Museveni, Kategaya lo aveva difeso più di una volta dagli attacchi dei suoi stessi compagni di partito che ultimamente sono tornati a chiedere con insistenza un cambio ai vertici dello Stato dopo 27 anni di potere ininterrotto.

TANZANIA – Le autorità di Dar es Salam hanno firmato accordi con il governo del Sudafrica per rafforzare il settore turistico e passare dagli attuali 950.000 turisti all’anno a circa due milioni entro i prossimi cinque. L’accordo prevede l’organizzazione di una fiera nella capitale per mettere in contatto operatori e investitori in un settore che – secondo gli analisti – può rivelarsi molto promettente.