Brevi dal mondo arabo (Misna)

17.07.2013 11:17

SIRIA – Un alto funzionario siriano vicino al potere è stato assassinato a Sarafand, località a maggioranza sciita nel sud del Libano: lo riferisce l’agenzia ufficiale Sana, precisando che si tratta del primo omicidio mirato nel paese confinante dall’inizio della crisi nel marzo 2011. Secondo la stessa fonte è stato un “gruppo terroristico” ad aver ucciso Mohammed Darra Jammo, dirigente dell’Organizzazione mondiale per i migranti arabi nonché analista politico e sostenitore dichiarato del presidente Bashar al Assad. Intanto il conflitto siriano ha nuovamente raggiunto le Alture del Golan occupate da Israele, colpite da razzi che non hanno mietuto vittime. Nelle ultime ore sono circolate notizie contrastanti in merito all’invio in Siria di centinaia di talebani dal Pakistan a sostegno del presidente Assad.

YEMEN – E’ stato ucciso da un drone statunitense il numero due di Al Qaida nella penisola arabica (Aqpa), Cheikh Saida al Chehri, alias Abu Sofiane al Azdi: a darne conferma con un video messo in rete è stata la stessa organizzazione islamista. Lo scorso gennaio il governo di Sanaa aveva annunciato la morte di Chehri – ricercato dalle autorità yemenite e statunitensi – in seguito alle ferite riportate durante un’operazione antiterrorista. Aqpa è nata nel gennaio 2009 dalla fusione tra il ramo saudita e yemenita di Al Qaida. Ma la cronaca yemenita delle ultime ore è dominata dal caso dei due ostaggi olandesi rapiti il mese scorso nella loro abitazione di Sanaa da non meglio identificati uomini armati. In un video diffuso su You Tube lanciano un sos alle autorità del paese di origine: rischiano di essere uccisi entro dieci giorni. La responsabilità del rapimento è attribuita a gruppi tribali locali.

TUNISIA – Si è concluso quasi inosservato, poiché in pieno periodo di Ramadan, il dibattito generale sul progetto di Costituzione, la nuova legge fondamentale dopo la caduta del regime di Zine El Abidine Ben Ali due anni fa. Lo hanno riferito fonti di stampa tunisine aggiungendo che rimane una decina di punti controversi sui quali dovrà pronunciarsi una ‘commissione di compromesso’. Al centro del contenzioso tra le forze politiche ci sono le condizioni di candidatura alla presidenza, il legame tra Stato e religione e l’articolo che prevede che nessuna legge approvata dall’Assemblea nazionale costituente (Anc) possa venire modificata per i prossimi tre anni. A partire dal mese prossimo l’Anc potrebbe cominciare le votazioni su ogni singolo articolo della Costituzione che deve essere approvata da una maggioranza dei due terzi dei parlamentari; nel caso contrario servirà un referendum.